Un progetto che si sviluppa principalmente nella regione metropolitana della città di Petrolina, nello Stato del Pernambuco in Brasile, attraverso una rete di collaborazioni con enti pubblici, privati e società civile a livello locale e internazionale.
“Dalla nostra esperienza, iniziata nel 2002, abbiamo la consapevolezza che l’incontro, il dialogo e la collaborazione alla pari costituiscono il Cuore di un approccio interculturale e di una relazione autentica. Sono fonte di grande ricchezza per il benessere degli esseri umani e della società e per una migliore presa in carico e risoluzione delle situazioni di bisogno che ogni comunità si trova ad affrontare.”
Nicola Andrian e Isabella Polloni - En.A.R.S.
venerdì 29 maggio 2020
Il Service Learning in prospettiva Internazionale - Seminario didattico DPSS UNIPD: Le esperienze del Progetto BEA e della ricerca INTEREURISLAND
Ancora una nuova 'prima volta' in questo particolarissimo periodo di 'isolamento' sociale.
Oggi, venerdì 29 maggio 2020, abbiamo realizzaro ... a distanza il Seminario didattico di presentazione delle esperienze di Service Learning Internazionale del Progetto BEA e del progetto di ricerca e scambi INTEREURISLAND.
Un grazie per l'invito al Prof. Massimo Santinello e all'equipe del progetto Mentor Up, Prof.ssa Marisa Bergamin, Sabrina B. e Claudia M.
Un grazie e un buon cammino a tutte e tutti voi studentesse e studenti del corso del corso di 'Mentoring, incrementare le competenze relazionali con il Service Learning', del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione DPSS, dell'Università di Padova.
Magari ci si ritrova in Brasile per un'esperienza di Service Learning Internazionale.
Nicola Andrian
(Coordinatore Progetto BEA e INTEREURISLAND)
mercoledì 20 maggio 2020
"Migliaia di candele possono venire accese da una singola candela" ... Peer education & Service Learning Internazionale - Incontro di condivisione Progetto BEA e INTEREURISLAND
Mi ha sempre fatto vibrare ciò che Panzavolta dice e scrive in merito all'educazione fra pari: «un intervento che mette in moto un processo
di comunicazione globale, caratterizzato da un’esperienza profonda ed
intensa e da un forte atteggiamento di ricerca di autenticità e di
sintonia tra i soggetti coinvolti. Questa pratica va oltre la consueta
pratica educativa e diviene una vera e propria occasione per il singolo
soggetto, il gruppo dei pari o la classe scolastica, per discutere
liberamente e sviluppare momenti transferali intensi»(*)
Uno degli appuntamenti 'fissi' del ciclo del Progetto BEA e del programma INTEREURISLAND (sempre più in connessione e ..comunione) è l'incontro 'formativo' di condivisione fra chi è rientrata/o dall'esperienza in Brasile e chi si sta preparando per partire.
A noi dell'equipe EnARS - BEA, piace pansarlo e viverlo nella nostra sede, con una mattinata intera di tempo 'senza tempo', cioè senza orari serrati e/o specifici obiettivi da raggiungere, ed arrivando ognuna/o con qualcosa di pronto o con gli ingredienti per cucinare assieme per il 'pranzo condiviso' (momento, quest'ultimo, che per alcuni apsetti si rivela più profondo e significativo dell'intera mattinata).
Martedì 19 maggio, appuntamento alle 18.18 (italiane) in una piattaforma virtuale, un'esperienza nuova, diversa, che, però, non ci ha impedito di mettere in moto quel processo di comunicazione di cui ci parla Panzavolta.
Un incontro che, comunque, è stato utile ..." sia per quanto riguarda le informazioni che ci sono state date, sia per le emozioni trasmesse: la soddisfazione e il senso di pace che li accomuna mi motiva sempre."
o anche per ... "chiarirmi le idee sulle varie sedi di tirocinio. Mi ha colpito positivamente l'emozione di tutti mentre raccontavano la loro esperienza, anche dietro a uno schermo si è percepito il loro entusiasmo! E secondo me è stato molto formativo anche sentirli parlare delle difficoltà che hanno avuto e il modo che hanno trovato per superarle, come il confronto con il tutor o in équipe." (contributi tratti delle semplici riflessioni post - esperienza di chi si sta preparando a partire).
Il protagonismo degli studenti coinvolti è, di fatto, una componente essenziale, prioritaria, della proposta pedagogica del Service Learning attraverso la quale si sviluppa la maggior parte delle attività BEA e INTEREURISLAND.
Grazie Agnese, Francesco, Eleonora, Elisa, Ilenia, Maria, Martina, Valentina B. e Valentina G. (Corsi di laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione FISPPA e Psicologia dello Sviluppo, della Personalità e delle Relazioni Interpersonali DPSS, dell'Università degli Studi di Padova / UNIPD), Ana Carolina e Clarissa (Corsi di laurea in Pedagogia e in Scienze infermieristiche dell'Universidade do Estado da Bahia /UNEB, Brasile).
Buon cammino a noi ...
Nicola Andrian
(*) Panzavolta S., 2004 Peer education: l’educazione tra pari che passa conoscenze. L’educazione fra pari per sviluppare il sapere, modi di fare, credenze e abilita e per far crescere la responsabilità. on-line: http://www.bdp.it/content/index.php?action=read&id=1133
Il titolo riprende parte della seguente citazione: "Migliaia di candele possono venire accese da una singola candela, e la vita della candela non sarà abbreviata. La felicità non diminuisce mai con l’essere condivisa."
(Buddha)
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| Incontro di gruppo on-line studentesse/i rientrate/i e in partenza per il Brasile |
Uno degli appuntamenti 'fissi' del ciclo del Progetto BEA e del programma INTEREURISLAND (sempre più in connessione e ..comunione) è l'incontro 'formativo' di condivisione fra chi è rientrata/o dall'esperienza in Brasile e chi si sta preparando per partire.
A noi dell'equipe EnARS - BEA, piace pansarlo e viverlo nella nostra sede, con una mattinata intera di tempo 'senza tempo', cioè senza orari serrati e/o specifici obiettivi da raggiungere, ed arrivando ognuna/o con qualcosa di pronto o con gli ingredienti per cucinare assieme per il 'pranzo condiviso' (momento, quest'ultimo, che per alcuni apsetti si rivela più profondo e significativo dell'intera mattinata).
Martedì 19 maggio, appuntamento alle 18.18 (italiane) in una piattaforma virtuale, un'esperienza nuova, diversa, che, però, non ci ha impedito di mettere in moto quel processo di comunicazione di cui ci parla Panzavolta.
Un incontro che, comunque, è stato utile ..." sia per quanto riguarda le informazioni che ci sono state date, sia per le emozioni trasmesse: la soddisfazione e il senso di pace che li accomuna mi motiva sempre."
o anche per ... "chiarirmi le idee sulle varie sedi di tirocinio. Mi ha colpito positivamente l'emozione di tutti mentre raccontavano la loro esperienza, anche dietro a uno schermo si è percepito il loro entusiasmo! E secondo me è stato molto formativo anche sentirli parlare delle difficoltà che hanno avuto e il modo che hanno trovato per superarle, come il confronto con il tutor o in équipe." (contributi tratti delle semplici riflessioni post - esperienza di chi si sta preparando a partire).
Il protagonismo degli studenti coinvolti è, di fatto, una componente essenziale, prioritaria, della proposta pedagogica del Service Learning attraverso la quale si sviluppa la maggior parte delle attività BEA e INTEREURISLAND.
Grazie Agnese, Francesco, Eleonora, Elisa, Ilenia, Maria, Martina, Valentina B. e Valentina G. (Corsi di laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione FISPPA e Psicologia dello Sviluppo, della Personalità e delle Relazioni Interpersonali DPSS, dell'Università degli Studi di Padova / UNIPD), Ana Carolina e Clarissa (Corsi di laurea in Pedagogia e in Scienze infermieristiche dell'Universidade do Estado da Bahia /UNEB, Brasile).
Buon cammino a noi ...
Nicola Andrian
(*) Panzavolta S., 2004 Peer education: l’educazione tra pari che passa conoscenze. L’educazione fra pari per sviluppare il sapere, modi di fare, credenze e abilita e per far crescere la responsabilità. on-line: http://www.bdp.it/content/index.php?action=read&id=1133
Il titolo riprende parte della seguente citazione: "Migliaia di candele possono venire accese da una singola candela, e la vita della candela non sarà abbreviata. La felicità non diminuisce mai con l’essere condivisa."
(Buddha)
martedì 7 gennaio 2020
Finanziamento fondi Otto X Mille della Chiesa Valdese - Annualità 2019
Oggi siamo felici di condividere, con tutte e tutti Voi che ci seguite, che alcune delle attività sviluppate durante il 2019 sono state finanziate/sostenute con i Fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese - Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi.
Sito di riferimento: www.ottopermillevaldese.org
Nello specifico, a dicembre 2018 abbiamo presentato una proposta progettuale mirata a consolidare le attività di coordinamente e gestione logistica del Progetto BEA, per poter garantire la qualità che da sempre cerchiamo. Grazie all'approvazione di tale proposta e al finanziamento di € 15.000.00, siamo riusciti, con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, a sostenere le seguenti spese:
Azione 1 - Mobilità internazionale
Equipe EnARS - BEA
Sito di riferimento: www.ottopermillevaldese.org
Nello specifico, a dicembre 2018 abbiamo presentato una proposta progettuale mirata a consolidare le attività di coordinamente e gestione logistica del Progetto BEA, per poter garantire la qualità che da sempre cerchiamo. Grazie all'approvazione di tale proposta e al finanziamento di € 15.000.00, siamo riusciti, con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, a sostenere le seguenti spese:
Azione 1 - Mobilità internazionale
- Viaggio Coordinatore progetto: € 1.100,00
- Contributo Viaggi studentesse/i italiane/i in mobilità: € 1.500,00
- Acquisto autovettura 7 posti, modello SPIN, marca CHEVROLET (Finalmente è arrivata!!! ... foto di seguito): € 9.800,00
- Postazione fissa - Stampante/Scanner: € 160,00
- PC portatile: € 1.200,00
- Telefono/cell - Tablet: € 500,00
- € 740,00
Equipe EnARS - BEA
martedì 12 novembre 2019
LE RADICI CA TIENI - Report finale esperienza di tirocinio professionalizzante di Maurizio Dorsa - UNIPD
Se
qualcuno mi avesse chiesto fino a qualche mese fa quale fosse il Paese che più
mi sarebbe piaciuto visitare e, soprattutto, vivere, avrei risposto
immediatamente il Brasile. E oggi, raccontare questa meravigliosa esperienza,
per quel che è possibile con le parole, è tanta emozione. C'è da dire,
tuttavia, che dietro a questo fortissimo desiderio si nasconde mio padre, egli
stesso è brasiliano, e pertanto tutto ciò che mi accingo a raccontare è stato, anche,
una ricerca delle mie radici.
Fatta
questa premessa, riavvolgiamo il nastro e partiamo dall'inizio. In chiusura del
percorso di laurea magistrale (corso in Psicologia clinico dinamica
all’Università di Padova/UNIPD) sono venuto a conoscenza della possibilità di
svolgere una parte del mio tirocinio professionalizzante post-laurea
all’estero, attraverso il ‘Progetto BEA’.
Un
progetto sociale e di scambi interculturali promosso dall’Associazione EnARS di
Padova, che si sviluppa principalmente nella città di Petrolina, nello Stato
del Pernambuco, nella regione nord est del Brasile e che l’anno a venire
festeggerà 18 anni.
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| Incontri tematici di lingua portoghese e cultura brasiliana con Jamile S.S. |
Un progetto che prevede una formazione pre-partenza che,
per l’equipe di cui ho fatto parte, si è sviluppata attraverso incontri specifici
sulla lingua portoghese e sulla cultura brasiliana, tenuti dal coordinatore e
dalla studentessa brasiliana Jamile Soares da Silva (del Dipartimento di Scienze Umande DCH III della UNEB, a Padova grazie allo
scambio INTEREURISLAND) e due weekend formativi residenziali (uno a Roma in
occasione del Congresso internazionale del Programma SCHOLAS OCCURRENTES de
Papa Francisco e uno in Bivacco nelle montagne sopra Cison di Valmarino).
Terminata
la formazione è arrivato il momento della partenza e il 7 Agosto 2019 sono
arrivato a destinazione assieme a Maria Spalletta, studentessa UNIPD in
mobilità attraverso il programma INTEREURISLAND, per svolgere 3 mesi del mio
tirocinio post-lauream.
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| Durante il I Colóquio Brasil Itália |
Da
subito sono stato catapultato nella preparazione dell'importantissimo evento
internazionale “1° Colóquio Brasil-Itália”, della durata di tre giorni,
svoltosi nel Dipartimento di Scienze Umane DCH, Campus III dell’Università della
Bahia (UNEB), a Juazeiro-BA.
A
tale evento hanno partecipato sia professori brasiliani che professori
dell'Università di Padova, i quali alternandosi hanno trattato di importantissimi
temi quali l’internazionalizzazione e la responsabilità sociale dell’università
con le rispettive comunità e della proposta pedagogica del Service Learning.
L’evento si è concluso con un bellissimo momento di aggregazione attraverso la
danza e con la piantagione di un albero all'interno dello stesso Campus.
Nell’ottica
del Service Learning, l’intera esperienza si è sviluppata nell’alternanza fra
attività teoriche all’università e attività pratiche di ‘servizio’ nella
comunità. In merito a queste ultime, ovvero la parte specifica del mio
tirocinio che considero una delle parti più salienti di questo cammino, ho
avuto la possibilità di dividere l’esperienza in due contesti totalmente
diversi a che mi hanno permesso allo stesso tempo un’enorme crescita sia da un
punto di vista professionale che umano.
Il
primo servizio svolto è stato presso il CAPSi (Centro de Atenção Psicossocial
infantil) di Juazeiro-BA. Una struttura che nasce come opposizione alla cultura
manicomiale ancora predominate e che ha come protagonista una meravigliosa
equipe multidisciplinare composta da un’infermiera, una psicologa, una
pedagoga, un’assistente sociale, una nutrizionista e un medico.
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| Cartellone sulle emozioni |
Proprio
in tale contesto, e con la supervisione della tutor, la Prof.ssa Barbara Cabral,
sono riuscito a pianificare e realizzare due diverse attività con bambini dai 6
ai 12 anni: la prima di queste è stata svolta attraverso l'uso della
fotografia, chiedendo ai bambini di scegliere una foto in base ad un tema
prestabilito antecedentemente (specificando il perché di quella scelta) e con
la seconda si è creato un cartellone ad hoc con immagini raffiguranti diverse
emozioni, attraverso il quale si investigava il riconoscimento di queste
ultime. Oltre a tali attività, non sono mancate le occasioni per affiancare la
psicologa del CAPSi durante i colloqui individuali con i minori accolti dal
centro.
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| Attività di Photo Language - CAPSi Juazeiro-BA |
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| Attività sulla Libertà |
L'altra
parte del mio tirocinio formativo è stata svolta, invece, al FUNASE CASEM di
Petrolina, una Fondazione socio ri-educativa che opera con adolescenti in
conflitto con la legge, in condizione di stato semi-libertà. In questo
ambiente, nonostante l'iniziale timore per un contesto a me del tutto nuovo,
sono stato totalmente travolto da un punto di vista emotivo, in quanto i
ragazzi mi hanno sempre fornito importanti spunti di riflessione: ciò che mi ha
colpito in modo particolare per tutto il tempo della mia permanenza è stato
l'enorme gap che percepivo tra ciò che leggevo nella scheda informativa del
singolo ragazzo e la persona stessa, eliminando qualsiasi forma di pregiudizio.
In
tale ambito, sempre con la supervisione della psicologa, ho intrapreso un altro
tipo di progetto intitolato “Quanto mi conosco”, attraverso il quale ho
sviluppato diversi temi, tutti relativi agli aspetti del Sé. Nello specifico,
le tematiche trattate sono state: libertà, autostima, empatia ed
auto-efficacia. Tutti gli incontri hanno previsto l'utilizzo di diversi
materiali tra cui articoli di cartoleria, foto e materiale audio-visivo.
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| Momenti di Equipe al FUNASE CASEM Petrolina-PE |
Le attività di tirocinio alla FUNASE CASEM si sono concluse con un momento di condivisione e festa realizzato attraverso un laboratorio di 'Pizza italiana', durante il quale gli stessi adolescenti accolti e l'equipe tecnica hanno partecipato in modo molto attivo ... mettendo letteralmente le 'mani in pasta'.
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| Laboratorio di 'Pizza italiana' FUNASE CASEM Petrolina-PE |
| Pizza italiana al FUNASE CASEM Petrolina-PE |
La festa è stata realizzata anche grazie al contributo di un gruppo di genitori della Scuola dell'infanzia paritaria "A. Piloni" di Lecco, in Italia, che quest'anno (2019) si è preso a Cuore alcune delle attività del Progetto BEA e del programma INTEREURISLAND, in modo particolare quelle rivolte ad adolescenti in condizioni di diagio, rischio e conflitto con la legge.
Per
quanto riguarda la parte teorica dell’esperienza, tutti i mercoledì pomeriggio
ho partecipato con i Residenti del RMRS (Programa de Residência
Multiprofessional em Saùde Mental) dell’Università Federale UNIVASF, ad
incontri di monitoraggio e di sessione clinica (questi ultimi si svolgevano una
volta al mese) durante i quali si discuteva dei casi più difficili nei diversi
CAPS. In quanto tirocinante di psicologia ho trovato sempre molto stimolanti
gli incontri relativi ai diversi casi clinici; ciò che mi ha senz'altro colpito
di questi momenti di condivisione con i Residenti è che ognuno di loro, seppur
con formazione differente (chi infermiere, chi psicologo), partecipa con il
fine di sviluppare capacità di condivisione e di lavoro in equipe
multidisciplinare, già durante la formazione.
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| Residenti del RMRS |
Per
quanto riguarda l'aspetto propriamente interculturale di questa esperienza di
mobilità che ho vissuto, una parte peculiare è stata quella delle lezioni di
lingua e cultura italiane tenutesi Nucleo di Lingue della UNIVASF di Juazeiro.
Per circa un mese tutti i mercoledì e venerdì sono stato il facilitatore (in
Brasile mi chiamavano ‘professor’) coadiuvato dal coordinatore del progetto,
Nicola Andrian, trattando tanto la grammatica quanto la conversazione e gli
aspetti culturali tipici della mia terra. E’ stato stimolante vedere quanto gli
studenti fossero interessati a tale cultura e quanto questo ruolo investito mi
abbia permesso di sviluppare una maggiore responsabilità.
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| Uno degli incontri di lingua e cultura italiane al Nupi UNIVASF, a Juazeiro-BA |
Infine,
ma non per importanza, diversi sono stati i momenti di Equipe, realizzati un
venerdì ogni 15 giorni per riflettere e discutere sul quadro completo
dell’esperienza e in particolare sugli episodi più salienti del tirocinio.
Focus group coordinati da Nicola A. e vissuti assieme alla ‘compagna di
viaggio’ Maria S.. Attraverso questi momenti è stato possibile riflettere
maggiormente su ciò che mi accadeva, sulle reazioni emotive e sul sapere, saper
essere e saper fare, capire, cioè, cosa mi portavo ‘a casa’ da ogni singola
esperienza. A mio avviso sono state delle ottime occasioni per pensare,
riflettere e dare significato a ciò che mi circondava.
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| Un incontro dell'Equioe 2019, con Maria S. e Nicola A. |
In
ultima analisi, credo che questa esperienza mi abbia aperto gli occhi su molte
questioni e mi abbia fatto maturare a 360°, dandomi una nuova prospettiva e
facendomi capire quanto l'intercultura sia necessaria per abbattere quei muri
che tutti noi, volente o nolente, ci costruiamo. Vedere un altro mondo, un
altro modo di vivere ti permette di scoprire l'Altro e l'Altro a mio parere è
sempre fonte di grande crescita personale.
Avrei
potuto raccontare molto di più probabilmente, avrei potuto parlare delle
persone, dei posti, della cultura o persino della politica ma ritengo più
opportuno terminare con una frase che mi ha colpito, che più e più volte ho
sentito e che meglio spiega un’esperienza che non è facile spiegare: “è
complicado”.
Maurizio
Dorsa
mercoledì 6 novembre 2019
In un Mondo nel Mondo - Report finale esperienza di Service Learning Internazionale di Maria Spalletta UNIPD
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| Aeroporto di Petrolina |
Non
penso che tutto quello che ho vissuto si possa riassumere in poco parole ma
credo che la testimonianza di ciascuno sia importante e che sia bello e
significativo raccontare storie, quindi adesso proverò a raccontarvi una
piccola parte della mia.
In un
giorno qualunque del secondo semestre del mio primo anno di studi universitari
(corso triennale in Psicologia dello Sviluppo, della Personalità e delle
Relazioni Interpersonali all'Università di Padova), durante un seminario ad una lezione di pedagogia generale del
Prof. Giuseppe Milan, ho conosciuto il progetto di ricerca e scambi
interculturali INTEREURISLAND e il Progetto BEA, presentato dal coordinatore, Nicola Andrian.
Da
qualche tempo il mio sogno era quello di poter conoscere e sperimentare dal
punto di vista professionale il mondo della detenzione minorile con adolescenti
in conflitto con la legge, e quando ho sentito parlare della possibilità di
fare questo tipo di esperienza in Brasile mi si è mosso qualcosa dentro che non
riuscirò mai a spiegare. Ho pensato: devo andare lì e vivere questa esperienza.
Il
progetto presentato ha come obiettivo generale quello di analizzare, sviluppare
e diffondere strategie innovative di internazionalizzazione di proposte di
responsabilità sociale dell'Università (social engagement - terza missione),
attraverso esperienze di Service Learning Internazionale che prevedono la
mobilità di studenti con percorsi misti di studio e tirocinio formativo. Nello
specifico, seguendo la proposta pedagogica del Service Learning, avrei vissuto
l’alternanza tra attività teoriche di studio al Dipartimento
di Scienze Umane DCH III, dell'Università dello Stato della Bahia/UNEB,
e attività pratiche di tirocinio in alcuni enti partner del territorio di
Juazeiro-BA e Petrolina-PE (due città confinanti e separate solo dal grande
fiume Sã Francisco).
Come
prima di ogni decisione importante, hanno iniziato ad affollarsi nella mia
testa mille dubbi e mille domande: “Sarò davvero in grado di affrontare 3 mesi
dall'altra parte del mondo, da sola, in una cultura completamente diversa e con
una lingua ancora sconosciuta? Sarò in grado di mettermi in gioco
professionalmente?”.
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| Incontro - scambio con Ilenia D'Attis, appena rientrata. |
Prima di prendere una decisione ho vissuto molti momenti contrastanti, mi sono confrontata con le persone a me vicine e alla fine, come già in altri momenti della mia vita, ho deciso di “Partire”.
Sia il
progetto INTEREURISLAND che il BEA prevedono una fase di formazione pre-partenza, che ho
seguito da marzo a giugno di quest’anno (2019), partecipando a diversi incontri
sulla lingua e sulla cultura brasiliane (tenuti dalla studentessa brasiliana
Jamile Soares da Silva che era a Padova proprio per lo scambio e dal
coordinatore) e ad un weekend formativo residenziale in bivacco.
All’arrivo in Brasile, alla fine del mese di agosto abbiamo avuto il privilegio di partecipare all’evento scientifico internazionale “I Coloquìo Brasile-Italia” (www.coloquiobrasilitalia.com ), un momento di scambio e di incontro culturale (realizzato al DCH III UNEB in Juazeiro) di grande importanza, data la presenza anche di una delegazione italiana con due docenti dell'Università di Padova, il prof. Massimo Santinello e il prof. Giuseppe Milan; le referenti/responsabili delle cooperative di Rovigo che, come partner italiane INTEREURISLAND, accolgono le studentesse e gli studenti brasiliani in mobilità (Roberta Lorenzetto e Beatrice Girotto); la presidente dell'EnARS, promotrice del Progetto BEA e dello stesso INTEREURISLAND (Isabella Polloni) e Nicola Andrian.
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| Riunione 'internazionale' al CASE Gey Espinheira, Juazeiro-BA |
Inoltre,
a questo evento per la prima volta ho presentato in portoghese la mia
esperienza, parlando un po' di quello che avevo vissuto nel primo mese, davanti
a un pubblico. Ricordo di essermi emozionata tanto e, anche se avevo preparato
un piccolo discorso, è stato difficile esprimere tutto quello che volevo.
Molto
bella l'esperienza di essere stati invitati da una radio locale, la radio “Sat
Tropical”, per presentare l'evento. Non ero mai stata in radio prima e oltre a
vedere cosa c'è dietro a tutto quello che ci ascoltiamo in macchina, ho
constatato la potenza dei media: la mia famiglia e i miei amici sono riusciti
tutti a collegarsi dall’Italia per ascoltare ciò che dicevo.
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| In radio divugando il I COLÓQUIO BRASIL ITÁLIA |
Questa esperienza non è stata solo un viaggio in un'altra cultura ma, ancora una volta, un viaggio dentro me stessa.
Nella
logica della continua alternanza fra lo studio e lo stage, ho iniziato un
percorso sulla comunicazione assertiva e sull'osservazione non giudicante
grazie alle riunioni d'equipe, con il coordinatore e Maurizio Dorsa del
Progetto BEA, svolte ogni quindici giorni, e al corso di “Dinamiche di Gruppo e
Relazioni Interpersonali” al DCH III dell'UNEB.
Ho
conosciuto questi due ‘pilastri’, su cui d’ora in poi continuerò a lavorare,
fondamentali sia nelle relazioni quotidiane ma soprattutto nelle relazioni che
una psicologa instaura professionalmente.
Ho
iniziato ad imparare ad analizzare i miei vissuti, a spiegare cosa percepisco,
quali emozioni provo e cosa posso imparare in modo da applicarlo in futuro,
scavando piano piano, ascoltando anche il mio corpo.
Inoltre,
non dimenticherò mai l'esperienza di essere stata facilitatrice (qui in brasile
mi chiamavano Professora) del corso di lingua e cultura italiane cha abbiamo
tenuto all'UNEB, anche in virtù della selezione dei nuovi studenti che, tramite
il progetto, arriveranno in Italia nel 2020.
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| Un momento del corso di lingua e cultura italiane al DCH III |
Grazie a
questo corso ho potuto portare e insegnare la mia lingua e la mia cultura,
apprezzando ancora di più le cose uniche che abbiamo in Italia.
Anche in
Brasile, questo scambio culturale di formazione pre-partenza è un punto
fondamentale di INTEREURISLAND.
La parte
più significativa di tutta l’esperienza è stata, sicuramente, il tirocinio che
ho svolto nella Casa di semilibertà, ‘CASE Gey Espinheira’, di Juazeiro, che
accoglie adolescenti in conflitto con la legge. Una associazione rieducativa
dove gli adolescenti passano tutta la settimana, partecipando ad attività
interne ed esterne, come la scuola o il lavoro, con orari precisi di rientro, e
con la possibilità di tornare a casa durante i fine settimana.
Prima di
partire mi sono data degli obiettivi da inserire nel progetto formativo da
presentare all'Università di Padova:
•
Conoscere
la cultura brasiliana nel contesto di Petrolina-PE e di Juazeiro-BA;
•
Conoscere
le attività proposte dell'Università dello Stato della Bahia UNEB agli studenti
stranieri;
•
Approfondire
e migliorare la mia conoscenza del Service-Learning dal punto di vista teorico
e pratico;
•
Partecipare
al Progetto di Social Engagement (metodologia Service Learning) che il Dipartimento di
Scienze Umane DCH III sviluppa con l'associazione Case NAENDA Gey Espinheira
(che accoglie adolescenti in conflitto con la legge);
•
Conoscere
la storia, la missione e come funziona l'associazione Case NAENDA Gey
Espinheira;
•
Conoscere
le dinamiche di gruppo, formali e informali, tra gli adolescenti accolti nel
Case Gey Espinheira, durante il mio tirocinio;
•
Sviluppare
e migliorare la mia conoscenza della relazione empatica dal punto di vista
teorico (nel DCH III Uneb) e pratico (nel CASE NAENDA Gey Espinheira);
•
Sviluppare
le mie abilità comunicative nella relazione con gli adolescenti del Case Gey
Naenda Espinheira durante le attività che porterò avanti con loro;
•
Approfondire
la mia capacità di gestione delle mie emozioni nei momenti di stress e di
difficoltà con gli adolescenti nel Case Naenda Gey Espinheira;
Mi
ricordo la prima volta che sono entrata lì e la prima cosa che ho visto: un
quadretto familiare a cui non ero abituata. Un adolescente, la sua ragazza e
una bambina di poco meno di un anno, su un triciclo rosa, in un angolo del
giardino. In questi tre mesi ho visto quella bambina iniziare a “rimbalzare”
sul suo pannolone ogni volta che voleva andare da sola a scoprire il mondo
sotto gli occhi di un papà attento e premuroso che le sorrideva da lontano e
che ogni volta che cadeva l'aiutava a riprovare.
Seguendo
una programmazione decisa assieme all’equipe multidisciplinare dell’ente, nella
prima parte ho osservato come l'equipe lavorava, conoscendo la loro routine e
le varie regole della ‘casa’. Mi sono subito ritrovata in un clima sereno nel
quale mi sono sentita a mio agio. Tutta l'equipe si è dimostrata gentile e
accogliente nei miei confronti e mi mancherà quella piccola stanza di lavoro,
di risate e di discussioni.
In una seconda fase, insieme alla psicologa Ivanessa Brito, abbiamo iniziato un percorso sul “Progetto di Vita” per gli adolescenti, durante il gruppo del giovedì pomeriggio.
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| Con la psicologa Ivanessa Brito |
In una seconda fase, insieme alla psicologa Ivanessa Brito, abbiamo iniziato un percorso sul “Progetto di Vita” per gli adolescenti, durante il gruppo del giovedì pomeriggio.
Durante
la preparazione delle attività abbiamo avuto la possibilità di confrontarci su
vari argomenti e questi momenti sono stati fondamentali e di grande significato
per la mia crescita professionale.
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| Un momento del gruppo con gli adolescenti |
Per quanto riguarda le attività, nello specifico, ho potuto condurre/facilitare attività sulle emozioni positive, un gruppo sul riconoscimento dei propri punti di forza, due attività ludiche e musicali, basate sulla costruzione di un flauto e di un tamburo e alla fine dei colloqui individuali per riflettere insieme a loro su cosa si porteranno con loro di positivo da questa esperienza di semilibertà.
Piano
piano ho iniziato a conoscere ciascuno di loro, ad imparare il loro modo di
parlare e i loro simboli. A capire quando era il momento di scambiare due
parole o scherzare e quando invece semplicemente sedermi vicino a loro in
silenzio.
Tutti
gli adolescenti mi hanno sempre trattata con rispetto, certo, a volte facevo o
dicevo cose strane che li faceva ridere e mi prendevano un pò in giro, ma in
qualche modo faceva 'parte del gioco'.
Durante
le attività di gruppo li osservavo e spesso sorridevo dentro di me nel vedere
quanta cura riponevano in quello che facevano. In alcuni di loro ho percepito
questa pazienza e forza di volontà nel cercare di cambiare la propria
situazione: attraverso lo studio e la ricerca di un lavoro serio.
Oltre
all'esperienza del CASE, ho avuto la possibilità di svolgere una piccola parte
di tirocinio anche al FUNASE Cenip, un centro di detenzione di prima
accoglienza, sempre per adolescenti in conflitto con la legge, a Petrolina.
Questa struttura accoglie gli adolescenti fino ad un massimo di 45 giorni, in
attesa del processo e della sentenza, all'interno di vere e proprie celle, che
possono essere singole o doppie. In tre mesi non mi sono mai abituata a vederli
dietro le sbarre.
Data
la
diversa funzione, qui ho trovato una condizione e un’organizzazione
totalmente
differenti. In queso contesto ho potuto seguire alcuni momenti di
formazione specifica dell'equipe assieme a professionisti delle altre
case della FUNASE di Petrolina.
E qui ho incontrato e condiviso tempo e attività con tanti
adolescenti, alcuni di loro per poco tempo, con altri, invece, sono riuscita a
instaurare una relazione.
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| Un momento di formazione continua di operatrici e operatori della FUNASE |
Nelle
due mattinate in cui andavo lì ho potuto osservare anche parte della relazione
con la famiglia, assistendo ad alcuni colloqui della psicologa durante le
visite familiari del mercoledì e assistendo alle telefonate a casa del lunedì.
La prima
attività con loro, al mio arrivo alla mattina, è stata quella di fare il giro
di tutte le celle, prime tra tutte quelle di prima accoglienza, dove gli
adolescenti vengono lasciati in isolamento per i primi 5 giorni di permanenza.
Dopo il “Bom dia”, la domanda era sempre “Como voce està hoje?” (come stai
oggi?) e la risposta più frequente era: “Preso”. Una condizione che, credo,
solo in pochi possono comprendere fino in fondo.
E' stato
durante questi giri mattutini che ho potuto ascoltare la loro voce, la loro
storia, il loro punto di vista e non solo quello che era scritto nella loro
cartella. Li ho visti piangere e ridere, girarsi dall'altra parte quando non
avevano voglia di parlare, li ho sentiti urlare per richiamare la mia
attenzione, e li ho osservati mentre guardavano oltre la finestra verso la
città.
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| Incontro con le famiglie CASE Gey Espinheira Juazeiro |
Ovviamente non sono mai mancate le difficoltà, i momenti in cui non sapevo come reagire davanti a situazioni in cui mai avrei pensato di ritrovarmi, i momenti in cui mi sono fortemente preoccupata per alcuni di loro, date alcune vicende molto complesse, e i momenti in cui la diversità della lingua si faceva sentire in maniera frustrante.
Da
questi 3 mesi mi porto a casa tutte le loro storie conosciute, tutti i loro
volti e i loro sguardi, con le lacrime e gli occhi lucidi ma anche con i
sorrisi più sinceri. Mi porto a casa la loro voce, le loro parole e i loro
silenzi ma anche i loro gesti e i loro “obrigado”.
Non mi
dimenticherò mai di quella anziana signora, bisnonna, chiamata ugualmente mamma, che
nonostante tutto, l'unica cosa che desiderava era riportare a casa la sua creatura.
Mi porto
a casa la calma e la pace del Rio São Francisco, in particolare la sera al
tramonto con i suoi colori, la sua acqua fresca nelle ore più calde, fonte di
vita e padre delle due città.
La
semplicità degli abbracci brasiliani, le ore di danza in allegria, gli Açaí, le
cantate con la chitarra, il sudore nel fare la pizzaiola italiana, l'aver
capito come ci si sente davvero ad essere “la straniera”, in particolare il
sentirmi europea.
Ringrazio
il progetto INTEREURISLAND e il Progetto BEA, l'Università di Padova e l'Università dello Stato
della Bahia per avermi permesso di fare questa esperienza. Con tutto il cuore
ringrazio l'equipe del Case Naenda Gey Espinheira, in particolare la psicologa
Ivanessa Brito per il loro sostegno, la disponibilità e l'accoglienza.
Ringrazio Maurizio per aver condiviso con me questa esperienza, le nottate in
pullman, il kayak, la bellezza dei viaggi e della scoperta di questa piccola
parte di paese.
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| Il fiume São Francisco |
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| Laboratorio di Pizza al FUNASE CENIP, Petrolina |
Ringrazio
Nicola Andrian, il coordinatore, senza il quale tutto questo non
esisterebbe. Lo ringrazio per l'immensa disponibilità, attenzione e sostegno
che ho sempre percepito. Grazie per avermi testimoniato passione e gioia verso
il lavoro e la continua ricerca di domande e risposte.
Ringrazio
la mia famiglia e il mio ragazzo per aver sempre creduto in me e nei miei
sogni, per essermi sempre stati vicino, per avermi sostenuta e amata.
Mi sono
guardata allo specchio e non sono la stessa Maria partita il 6 agosto.
In
questi mesi ho guardato molto negli occhi e ho incontrato l'umanità in persone
in cui spesso abbiamo paura di ritrovarla, per semplificare le cose e dividerle
in nero e bianco, per giustificare la stanchezza di lottare e di perdonare.
“Oh, Fletch, non è mica per questo che li ami! E’ chiaro che non ami la cattiveria e l’odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c’è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. E’ questo che io intendo per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco.”
(Il
gabbiano Jonathan Livingstone)
Maria
Spalletta,
Corso di Laurea Triennale
in Psicologia
dello Sviluppo, della Personalità e delle Relazioni Interpersonali,
Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione DPSS -
Università di Padova - UNIPD.
Info specifiche:
L'esperienza di Maria Spalletta è stata contraddistinta dal fatto che si è sviluppata, in ogni sua fase, in piena connessione fra il 'Progetto BEA' e il programma 'INTEREURISLAND'.
Alcune attività specifiche di questa esperienza sono state realizzate anche grazie al contributo di un gruppo di genitori della Scuola dell'infanzia paritaria "A. Piloni" di Lecco, in Italia, che quest'anno (2019) si è preso a Cuore quanto realizzato con adolescenti in condizioni di diagio, rischio e conflitto con la legge, attraverso il Progetto BEA e il programma INTEREURISLAND.
La mobilità di Maria Spalletta, inoltre, è stata sostenuta anche dai Finanziamenti 8X1000 della Chiesa Valdese - annualità 2019.
Info specifiche:
L'esperienza di Maria Spalletta è stata contraddistinta dal fatto che si è sviluppata, in ogni sua fase, in piena connessione fra il 'Progetto BEA' e il programma 'INTEREURISLAND'.
Alcune attività specifiche di questa esperienza sono state realizzate anche grazie al contributo di un gruppo di genitori della Scuola dell'infanzia paritaria "A. Piloni" di Lecco, in Italia, che quest'anno (2019) si è preso a Cuore quanto realizzato con adolescenti in condizioni di diagio, rischio e conflitto con la legge, attraverso il Progetto BEA e il programma INTEREURISLAND.
La mobilità di Maria Spalletta, inoltre, è stata sostenuta anche dai Finanziamenti 8X1000 della Chiesa Valdese - annualità 2019.
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